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  FRANZ BORGHESE


Artesanterasmo
e Téchne Editore
2001

106 pagine
43 immagini a colori
trad. inglese, francese e giapponese

testo critico di Luigi Cavallo

€ 25,00
+ spese di spedizione

LAURA FIUME
Le inquiete attese


Con la mostra alla galleria Artesanterasmo nella primavera 2001, testimoniata dal presente catalogo, Laura Fiume ha presentato al pubblico le sue nuove opere su velluto, in cui l’elegante materiale sostituisce la tela come supporto per la pittura.
La scelta del velluto nero è spesso funzionale all’evocazione di aspetti della cultura visiva giapponese, come nei dipinti "La borsa della signora" e "Il gatto di Tokyo", mentre i toni del marrone presentano analogie con culture etniche come nel "Tavolo di Bali" e "Angolo etnico".
"Il gatto di Philippe Starck" è un omaggio al grande designer francese, in cui un elegante gatto nero è adagiato su un divano di velluto.
La scelta degli elementi della composizione - poltrone, lampade e altri oggetti di design - evoca di volta in volta atmosfere diverse: ora una bed-room newyorkese dal vago sapore zen, ora una room-relax fortemente etnica, ora una sensuale suite parigina.
I toni dell’oro e dell’argento contribuiscono a creare atmosfere raffinate e in qualche caso inquietanti, come nel dipinto intitolato "Il gatto di Emily Dickinson".
Ritornano in questi dipinti i personaggi cari a Laura Fiume, il cane e il gatto, ora però non più protagonisti dell’azione, ma ospiti, osservatori di altri accadimenti suggeriti da un’atmosfera di sospensione e attesa. Protagonisti diventano gli ambienti stessi, dove campeggiano oggetti abituali e tracce di passaggi umani: una sciarpa, un guanto, una sigaretta accesa, uno strumento musicale. Ambienti dove qualcosa è accaduto o sta per accadere, inquiete attese appunto.
“Quietamente allarmanti questi quadri di Laura Fiume che appunto sono variati nell’ossimoro”, scrive Luigi Cavallo nell’introduzione "Il teatro delle stanze", “sembrano pure testimonianze di giornate trascorse senza ricordo di sé; tranne per quelle minuterie, quegli accessori, che sono occasioni per un incontro più a fondo nello svolgimento pittorico che si lega a episodi, allo scorrere della vita; riportano all’accaduto, alla ricerca del senso di quanto già è trascorso, irreparabilmente si potrebbe aggiungere (Dopo l’equitazione, Dopo cena, Dopo il teatro), e senti che “dopo” c’è comunque la pittura…
I sortilegi della pittura, che recuperano decorazione, moda, illustrazione con un accorto lavoro artigiano di disegno e di materia si intrecciano fittamente, sono accesi e inventati in un fluttuante percorso formale da cui è assente la figura umana, ma ve ne sono le tracce, il fiato, un filo amoroso che lega gli oggetti, i segni di un passaggio; e la surrealtà è a un passo, accordata e come piegata alla narrazione di esperienze vere, o immaginate come tali…”





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